Sant'Orsola

Riemergono un affresco, i segni del culto “americano ” della Vergine di Guadalupe, una pista per la Gioconda che conduce alla Manifattura Tabacchi di Roma. Si affaccia l'affascinante ipotesi di un Sacrario delle badesse sedute. E intanto dalla Biblioteca del Seminario arcivescovile il Codice Rustici...

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Presentazione

Angelo

L'America era sta scoperta da poco, Amerigo Vespucci aveva compreso che essa non era il prolungamento delle Indie ma “la quarta parte del mondo” e nella sua città, Firenze, dopo pochissimi anni dal miracolo delle apparizioni di Maria, nel dicembre 1531, a un azteco di Guadalupe, in Messico, il culto della Vergine coatlaxopeuh (“colei che schiaccia il serpente”) si era diffuso rapidamente.

Lo testimoniano le medagliette votive che sono state trovate in quantità nelle tombe terranee del monastero di Sant'Orsola, il luogo dove si cercano le spoglie mortali di Monna Lisa Gherardini del Giocondo, morta nel 1542, da identificare forse con la celebre Gioconda ritratta da Leonardo da Vinci.

Tanto è armonica e luminosa la tela di Leonardo quanto misteriosa la trama che soggiace a uno dei volti più noti del mondo e nel mondo. Insomma, è un deposito che svela segreti l'ex convento che la Provincia di Firenze sta guadagnando al recupero, nel cuore della città del fiore, dove tornerà a fiorire accanto ai monumenti che costellano la basilica di San Lorenzo, il Duomo, il Battistero.

Ma le novità emerse, anzi riemerse, grazie agli scavi che sono in corso, non finiscono qui.

È stata ritrovata parte di un affresco, che porta come sigillo un angelo che ancora si può ammirare: è una porzione di una grande opera muraria che probabilmente abbelliva una parte del refettorio. Il piccolo angelo azzurro ritrovato è parte di un affresco che, probabilmente, raffigurava una Madonna in trono attorniata, appunto, dagli angeli.

Gran parte dell’affresco è andato perduto ma la convinzione è che faccia parte di un’opera ampia su una parete dell’allora refettorio.

Dario Nardella, Sindaco Metropolitano di Firenze

Medaglie

San Lorenzo

Ecco com'era la basilica di San Lorenzo prima del progetto di Michelangelo
Codice Rustici

Importanti contributi vengono alla ricostruzione della storia di Sant'Orsola anche da quella miniera di immagini e informazioni che è il preziosissimo manoscritto, custodito dalla Biblioteca del Seminario Arcivescovile, noto come 'Codice Rustici', che illustra la Firenze antica della prima metà del Quattrocento ed è opera dell'orafo fiorentino Marco di Bartolomeo Rustici (1393-1457).

Il Codice è interessato a un'intensa ricerca sul testo condotta dall'italianista australiana Kathleen Olive, inizialmente guidata da Nerida Newbigin, e per la parte iconografica dalla responsabile della Biblioteca Elena Gurrieri che sta conducendo l'analisi delle immagini con didascalie. Rustici registra la vitalità dei monasteri di Santa Apollonia, “il qual... à gran richeza ed è grande e bello e buono”, e di Sant'Orsola. Ed ecco le parole di Rustici sull'ex convento: “Evi il munistero di Santa Ursola, sotto l'ordine terzo di Santo Franciescho. Sono donne da bene, di buona docttrina.

La qual Santa Ursola chon undici migliaia di vergini fue in Brettangna, Fue un re cripstiano chiamato Nocho overo Mauro, la quale ingeneròe Ursola la quale risprendeva di gran virtue e belleza. Aveva gran fama per tutte le provincie”. Olive nota come il convento di Sant'Orsola, collocato in via Guelfa 25, era conosciuto anche come le “Donne di Sant'Orsola in Cafaggio”. Qui furono fatte trasferire le suore francescane nel 1430 da Papa Eugenio IV.

Tra le immagini che accompagnano il testo, Rustici ritrare la basilica di San Lorenzo nella forma precedente il progetto di Michelangelo Buonarroti, avviato nel 1518 ma mai concluso.

Monna Lisa

Lo sguardo di Monna Lisa indica una pista da seguire: per trovare conferme

L’attività della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Firenze, diretta da Mariarosaria Barbera, ha offerto il proprio supporto nel corso degli scavi all’ex Convento di Sant’Orsola, alla ricerca del corpo di Lisa Gherardini Del Giocondo che fu sepolta nel 1542.

In un primo momento si è presa in considerazione l'ipotesi che a Sant'Orsola, le badesse fossero sepolte sedute e che il loro sepolcro fosse meta di pellegrinaggio e di supplica. L'ipotesi è poi tramontata, mentre è rimasta in piedi quella che i luoghi di sepoltura si prestassero alla penitenza.

Giovanni Roncaglia, che ha seguito i lavori, conferma che è stato aperto un vano interrato adibito alle sepolture, che è collocato al di sotto del luogo in cui si trovava l’altare dell’antica chiesa. “Ma il vano era completamente pulito – spiega Roncaglia – non conteneva resti umani significativi tranne la presenza, nel materiale di riporto, di un frammento osseo di un alluce del piede sinistro. Nella stessa tomba c’erano anche un bottone e una moneta in uso a Firenze nel ’500, un picciolo. Successivamente sono stati trovati due scheletri. Si tratta di un uomo e di una suora. Siamo convinti che la donna sia una persona consacrata dato che abbiamo trovato due spilli all’altezza della nuca proprio dove le suore si appuntavano il velo.

Gli antropologi faranno i loro studi per capire se quel frammento di piede è di Lisa Gherardini. E’ stato ipotizzato che il corpo di Lisa Gherardini Del Giocondo abbia seguito questo percorso: dopo una sepoltura sotto l’altare i resti sarebbero stati ricomposti insieme alle successive sepolture (almeno quattro) che i testi storici danno per certi, dal 1625 al 1709 nella seconda cripta”.

Secondo un documento conservato nell’archivio laurenziano di Firenze Lisa Gherardini morì e fu sepolta in Sant’Orsola nel 1542. Ed ecco la pista da seguire: “Per togliersi ogni dubbio – conclude Roncaglia – si dovrebbe andare alla Manifattura Tabacchi, presso la sede generale di Roma, e ricostruire l’iter delle ultime sepolture”. In Sant'Orsola, ritrovato anche un vano con delle scale che, ricostruisce Valeria d'Aquino, “pensiamo fosse un luogo penitenziale utilizzato dalle suore”. Il locale, che misura circa 2 metri per 2 metri e mezzo è essenzialmente pulito e quindi da escludere che potesse essere utilizzato come luogo funerario. “I resti trovati – conclude la D’Aquino confermando le parole di Roncaglia – riguardano un uomo e di un’altra persona di sesso femminile, forse una suora. Inoltre è stato trovato questo frammento osseo di un alluce che però non sappiamo se appartenga a Lisa Gherardini Del Giocondo. Di sicuro sappiamo che la sepoltura terragna risale alla seconda metà del '300 – primi del '400 ed è quindi precedente alla morte della Gherardini”.

Monna Lisa

Descrizione

Sant'Orsola fiorisci ancora

Il progetto di recupero del complesso di Sant’Orsola costituisce un intervento di rilevanza strategica per riqualificare tutta l’area di San Lorenzo, ed è stato delineato attraverso un percorso di partecipazione che ha accolto le idee e le indicazioni dei cittadini. Attualmente il complesso di Sant’Orsola è il risultato di una serie di interventi edilizi succedutesi nei secoli dei quali il più determinante è quello Ottocentesco che ha consentito l’insediamento nell’ex convento della Manifattura Tabacchi; la destinazione industriale ha comportato una profonda trasformazione degli spazi finalizzata prevalentemente alla realizzazione di ambienti di grandi dimensioni funzionali alle attività lavorative.

Negli anni ’80 il Demanio aveva deciso di crearvi una caserma della Guardia di Finanza. Nel 1985 iniziarono i lavori di ristrutturazione, ma furono abbandonati poco dopo, scolpendo sul volto di Sant'Orsola le rughe della fatiscenza. Rughe che saranno asciugate grazie al progetto di valorizzazione approvato dalla Città Metropolitana di Firenze.

Vedi il progetto

Documenti

Il progetto di recupero e valorizzazione indicato dalla Città Metropolitana di Firenze

Relazione storica

Le linee di recupero e valorizzazione indicate dalla Città Metropolitana tengono conto anche del lavoro condotto, con la Provincia di Firenze, dall'architetto Luigi Ulivieri.

Video

Sant'Orsola, lo spazio ritrovato.